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Riposizionamento strategico dei Confidi soci di Fedart

28 aprile 2011  |   Area: Confedart, Consulenze, News, slider   |   Parole chiave: >
Riposizionamento strategico dei Confidi soci di Fedart

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Mutualità, prossimità territoriale, ulteriore aggregazione delle strutture. E ancora: una rinnovata assistenza finanziaria di base alle imprese e una dimensione minima funzionale che assicuri maggiore efficienza. E soprattutto la sinergia con il sistema delle Associazioni di categoria. Questo il modello di Confidi su cui puntare nel futuro in base al  “Progetto di riposizionamento strategico del sistema dei Confidi artigiani” presentato ieri da Fedart Fidi. Il Convegno è stato aperto da Daniele Alberani, Presidente Fedart Fidi, Leonardo Nafissi – Coordinatore Fedart Fidi  ha illustrato “Le linee strategiche del progetto” mentre i “Contenuti del progetto” sono stati presentati da Alessandro Carpinella – Partener KPMG. Le conclusione sono state affidate a Bruno Panieri – Coordinatore Fedart –Fidi.

“Con questa iniziativa, che prende le mosse da un primo pionieristico studio del 2006” – ha spiegato Alberani-  la Fedart si propone di orientare le possibili linee evolutive del sistema Confidi, anche alla luce dei fondamentali mutamenti intervenuti negli ultimi 5 anni. Basti citare l’entrata in vigore di Basilea 2 e il conseguente mancato riconoscimento della riassicurazione erogata dai Confidi di 2° grado, la riforma del Testo Unico Bancario, il rinnovato ruolo assunto dai Confidi nell’attuale contesto di crisi, che vede le strutture orientate soprattutto verso la facilitazione dell’accesso al credito da parte delle imprese piuttosto che verso la mitigazione delle condizioni economiche”. Mutamenti, questi, che secondo lo studio presentato hanno suscitato incertezza in merito alla sostenibilità dell’attuale “modello Confidi”, soprattutto in relazione al mantenimento di un soddisfacente equilibrio economico finanziario e patrimoniale.

“I Confidi oggi devono operare in un contesto influenzato da un corpus normativo rigoroso e fortemente articolato, inoltre essi sono stati sottoposti alle difficoltà generate da una crisi che ha eroso le dotazioni patrimoniali a fronte di rischi crescenti – ha puntualizzato Nafissi – d’altra parte, un elemento positivo è costituito dalla recente riforma del T.U.B., il Testo unico bancario che, sancendo criteri di proporzionalità e di specificità, lascia auspicare importanti spazi di semplificazione per il sistema”. Quali, dunque, le linee strategiche che guidano il progetto?

“Fondamentale in questo senso è la riconferma di un modello di Confidi di matrice associativa incentrato sulla mutualità – ha chiarito Alessandro Carpinella nel corso della sua illustrazione al Progetto – in questa configurazione il Confidi assume una spiccata funzione sociale assicurando il supporto diffuso alle imprese, anche a quelle marginali, valorizzandone gli aspetti personali e qualitativi a discapito di quelli strettamente quantitativi, in un’ottica di reciprocità e di prossimità al territorio”.

Il secondo pilastro, secondo Carpinella, consiste nel favorire l’aggregazione delle strutture attraverso un modello cosiddetto “baricentro”, integrativo rispetto a quello della fusione, soprattutto in quelle aree del Paese dove quest’ultimo non sarebbe più applicabile in quanto i vari soggetti hanno già conseguito una dimensione regionale. “Il modello baricentro, ovvero il Confidi più grande e più strutturato dell’area che fa da punto di riferimento per tutti gli altri e si pone al vertice di una sorta di piramide – ha detto -  può rappresentare una forma innovativa di collaborazione tra i Confidi, specialmente tra quelli operanti in regioni differenti, utile a superare eventuali meccanismi di concorrenza interna al sistema”.

L’assistenza finanziaria di base – la terza direttrice del progetto – costituisce, in base allo studio di Fedart, un vantaggio competitivo essenziale, in quanto assicura l’erogazione di servizi di qualità e professionalmente adeguati, in grado di generare un importante valore aggiunto a favore di tutto il tessuto economico di riferimento. “Si tratta di un fattore distintivo e qualificante per i Confidi artigiani, che ne concretizza ulteriormente la funzione di supporto alle imprese mediante un’attività di orientamento nelle scelte finanziarie in funzione del loro effettivo fabbisogno” – ha spiegato Carpinella.

La competitività del sistema si consegue anche attraverso il costante impegno nel raggiungimento di una dimensione minima funzionale, che nel progetto viene individuata con parametri di natura operativa e organizzativa (almeno tre addetti e non meno di 15 milioni di euro). Le strutture che non raggiungono ancora questa dimensione, secondo lo studio, non sono efficienti, garantiscono complessivamente solo il 2% circa dei finanziamenti intermediati dal sistema a favore del 4% delle imprese socie, detengono il 3% della dotazione patrimoniale complessiva e possiedono anche un coefficiente di solvibilità nettamente superiore alla media.

Il modello di Confidi che il progetto di riposizionamento propone presenta, infine, una rete distributiva multicanale, articolata in canali diretti e indiretti, e incentrata sullo schema associativo, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente la sinergia con le Associazioni di categoria. “Ne è testimonianza il fatto che l’attività di predisposizione delle domande, che spesso rappresenta la fase conclusiva dell’assistenza finanziaria di base, vede un ruolo preponderante del modello diretto e associativo (85% nel 2009) rispetto ai consulenti e collaboratori esterni (9%) e soprattutto a quello bancario (6%); quest’ultimo manifesta una presenza più consistente nella segnalazione delle domande (24%), anche se il canale diretto e associativo risulta ancora decisamente prevalente (59%) accanto ai consulenti e ai collaboratori esterni (17%)” – ha concluso Carpinella.

Apprezzamento al progetto hanno espresso tutti gli interlocutori delle istituzioni e delle banche presenti al Convegno .

“Nel corso della recente recessione le imprese che hanno sofferto maggiormente la crisi di liquidità sono state le microimprese artigiane con meno di  20 addetti”  – ha spiegato Paolo Finaldi Russo del Centro Studi della Banca d’Italia  -  per queste aziende i tassi di crescita del credito sono tutt’ora negativi”. Fatte salve, però, le Pmi assistite dai Confidi. “La differenza fra chi ha avuto l’aiuto dei Confidi e chi no è stata significativa – ha spiegato – per le prime i tassi di crescita del credito sono stati positivi, per le seconde si è raggiunto anche un –5%”. “Il ruolo dei Confidi durante la crisi è stato dunque fondamentale  – ha concluso -  così come fondamentale  è  la loro conoscenza diretta delle microimpresa sul territorio, caratteristica questa che va preservata”.

Un concetto sottolineato anche Antonio Ridolfi del Ministero dell’economia e finanze che ha ribadito l’importanza di evitare strutture troppo grandi proprio a questo scopo. “Il contatto con il territorio è prezioso – ha spiegato – anche in funzione antiusura”.

La necessità di rifinanziare il Fondo unico per le attività produttive è stata, invece, auspicata da Fabrizio Costa del Coordinamento delle Regioni . “Per lo sviluppo dei sistemi economici locali  – ha detto – è utile che tutti collaborino. E se i Confidi giocano un ruolo fondamentale per l’accesso al credito delle Pmi, da parte delle Regioni manca la leva del sussidio pubblico a causa delle scarse risorse disponibili”.

Maggior accesso al credito, ma di qualità, è quanto ha chiesto Raffaele Rinaldi dell’Abi che ha sottolineato il ruolo degli accordi fra Banche e Associazioni di categoria. Rinaldi ha ricordato poi il valore strategico del Fondo centrale di garanzia. “Attendiamo il suo rifinanziamento – ha detto – auspicandone una trasformazione in soggetto catalizzatore per l’aumento della garanzie al credito sia pubbliche che private”.

L’integrazione di queste due componenti per rendere più efficiente l’accesso al credito alle imprese è stato sottolineato anche da Andrea Muti di Uniocancamere che ha proposto un “sistema integrato nazionale di garanzie tra attori pubblici e privati”.

“Il sistema dei Confidi artigiani si trova oggi di fronte a una sfida impegnativa: quella di coniugare la logica della rappresentanza con un adeguato profilo di efficienza – ha detto nelle conclusioni del Convegno Bruno Panieri Coodinatore Fedart – una sfida fondamentale da vincere come sistema a favore di tutte le imprese” .